Ci vuole pazienza
Il
tempo guarisce tutte le ferite, dicono.
Peccato
ci sia gente che il tempo se la fa scorrere addosso, rimanendo incagliata fra
gli scogli dei suoi pregiudizi, bloccata in un fermo immagine vecchio di
decenni. La vita scorre, le situazioni cambiano, l’ambiente si trasforma e gli
altri crescono: e non solo di età. Per fortuna.
Mentre
il resto del mondo progredisce e costruisce, sia in termini pratici che
affettivi, costoro rimangono prigionieri delle proprie opinioni sbagliate:
rifiutano il confronto, si chiudono in se stessi, azzerano il dialogo, restando
aggrappati alle proprie certezze di burro. Terrorizzati dai cambiamenti, vivono
voltati all’indietro, rifiutando di adattarsi all’ambiente: rigidi, altezzosi, rinserrati
nelle loro torri d’avorio vivono di rimpianti, nutrendo la mala pianta del
rancore. Incapaci di assumersi le proprie responsabilità, trovano sempre un
capro espiatorio cui attribuirle.
Avere
a che fare con tipi simili è sempre un rischio: ogni cosa che dici sarà usata
contro di te. Il tuo comportamento sarà passato al setaccio, a ogni tua azione sarà
conferita una valenza negativa, ti saranno attribuiti pensieri, parole, opere e
omissioni che a te non sono mai nemmeno passati per l’anticamera del cervello.
Se
incappi in gente del genere devi aspettarti che i tuoi meriti siano negati, i
tuoi errori enfatizzati, il tuo ruolo stesso, in ogni ambito, sia messo in
discussione.
E,
soprattutto, ti devi rassegnare: qualsiasi cosa farai per queste persone, non
ti sarà riconosciuta. Chi si crede depositario di una serie di diritti,
dimenticandosi dei propri doveri, non sa chiedere per piacere né, soprattutto, ringraziare.
Invece
di provare gratitudine s’intossicherà di amarezza, convinto che tu non abbia
mai fatto abbastanza per lui. Ci sono persone che fanno di se stesse il centro
dell’universo, senza pensare che la loro libertà finisce dove inizia quella
altrui. Così come i loro diritti e le loro aree di competenza. Dilagano,
arciconvinti di essere i portatori della verità: se ti chiudi dentro casa tua, cercando
di difendere te stesso e la tua famiglia, sei un fanatico affetto da delirio di
persecuzione. Dovresti spalancare porte e finestre, permettendo loro di
imperversare anche sotto il tuo tetto. Anche e soprattutto quando sotto il
loro, di tetto, ne combinano di cotte e di crude.
Quando
provocano qualche disastro, non fanno mai un esame di coscienza, riconsiderando
le proprie scelte e i propri comportamenti. Dribblano le responsabilità come terzini:
saranno sempre state le circostanze, l’ambiente, la sfortuna e, se per tua
disgrazia ti hanno eletto a loro capRo, la colpa, in conclusione, sarà sempre
tua.
Se
sei un ostinato, e pensi che con un confronto aperto le cose possano essere
messe in chiaro, disilluditi: persone così concepiscono la discussione come una
lista di accuse a tuo carico. Se le tue motivazioni sono limpide, i tuoi
argomenti ineccepibili, le tue argomentazioni inattaccabili, ebbene, tu non hai
ragione. Sei cattivo. Dici cose che fanno soffrire gli altri.
Loro,
viceversa, si ritengono liberi di infangarti e di interferire nella tua vita.
Sono manipolatori, infidi e bugiardi: t’ingannano, fingono, ti calunniano e quando
ti danneggiano se ne infischiano.
Se
poi, alla fine, decidi di portare avanti la tua vita come preferisci,
discutendo le tue scelte solo con chi ami e chi ti ama veramente, sei un’oscurantista,
possessivo affetto da manie persecutorie. E pure un grande egoista.
Ebbene
sì, lo ammetto: con persone così scelgo la via della non belligeranza: se sono parenti , voglio loro bene a distanza. Se sono estranei, li evito.
E
mentre loro ruminano, la qui presente donna problematica risolve problemi a
catena: avete presente la questione zia e dintorni? Non solo ora la mia
soluzione è la migliore: sarà anche adottata da altri. Ahem… potresti darci tu
una mano per riuscirci, Valentina…?
Quanta
pazienza, ragazzi, quanta pazienza…
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